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Rinascere a Venezia di Roberta Farrauto
I motivi per i quali s'inizia un viaggio sono diversi, ma quasi sempre hanno un "perchè" ben preciso, almeno nel mio caso. L'ultimo dei miei viaggi lo intrapresi per fuggire, ancora una volta, dai ricordi di un amore già lontano ma ancora tanto presente. Confusa e amareggiata scelsi la meta e nel primo week-end di Novembre partì. Lasciai alle mie spalle il mite clima romano, il sole e quel calore che mi fa sentire come a casa. Presto arrivai in un luogo familiare ai miei ricordi d'infanzia. Faceva freddo, ma subito respirai l'aria di vacanza e venni travolta da una folla di turisti allegri, spensierati e più o meno interessati a tutto ciò che li circondava. Come fare a non restarne coinvolta? Lasciata la stazione ferroviaria mi si rivelò agli occhi ciò che divide in due la città: Il Canal Grande. Lo vidi, stava lì animato da centinaia di vaporetti e gondole, come in un film, che si ripete lentamente, ogni giorno. Rimasi per qualche istante a guardare, ma subito coinvolta dalla folla iniziai la mia escursione. Attraversai il Ponte degli Scalzi e mi ritrovai dall'altra parte della riva. Mi guardai intorno e pian piano il mio sguardo fu catturato dalla maestosità degli antichi palazzi che si affacciano sul canale. Sono tanti, di stili diversi, ma tutti bellissimi, maestosi e sono lì a testimonianza del ruolo di potenza marinara che un tempo ha avuto la città. Non dimenticherò mai la Ca' D'oro, un palazzo in stile gotico che primeggia su una riva del Canale. La mia escursione proseguiva, forse, troppo frettolosamente, tanto che senza accorgermene mi ritrovai per le vie strette, un po' buie ma tanto caratteristiche del luogo. Le vetrine, piene di colorati e bizzarri oggetti, tutti in vetro di Murano e le tipiche maschere e costumi, rendono ancor oggi più fiabesco il ricordo di quel luogo, nella mia fantasia. Piazza S. Marco era proprio come la ricordavo. Non mancava nulla: la gente, i tavolini dei bar affollati, i violinisti che suonavano e gli immancabili piccioni. La Basilica fu l'ultimo monumento che visitai prima di dover affrontare un'altra corsa, l'ultima. Scese il tramonto e dovetti recarmi ai traghetti, che mi avrebbero portata alla stazione ferroviaria. Una volta salita a bordo ebbi, per la prima volta, il tempo necessario per osservare la città che stavo per lasciare. Tutta illuminata da mille luci e avvolta in un misterioso silenzio mi apparve Venezia. Fu in quel momento che provai sentimenti contrastanti, gioia e tristezza combattevano l'una contro l'altra, nella mia mente. Come sarei voluta essere una piccola parte di quella città, per restare lì, immutata nel tempo, sicura di esserci per sempre e priva di ogni possibilità di sentire ancora dolore. In un solo istante colsi le meraviglie di questa città, che mi avrebbero accompagnata nel viaggio verso la mia seconda meta di questo week-end: Padova.
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