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Fenicotteri di Piepoli Raffaella
“Chi in terre e in città straniere non bada solo alle cose più note e appariscenti, ma sente l’esigenza di capirne la natura essenziale, profonda e di coglierla con amore, nel ricordo vedrà brillare di particolare splendore soprattutto le cose viste per caso, i dettagli”. Sento che questa frase di H. Hesse mi appartiene e riesce ad esprimere quelle che sono le mie emozioni e sensazioni ogni volta che intraprendo un viaggio, quella voglia di avvicinarmi il più possibile alla cultura del luogo, alle loro tradizioni, ai sapori e agli odori propri di quel territorio, fino a sentirmi parte integrante di un mondo completamente diverso dal mio. Durante i venti giorni trascorsi in Sardegna ho tentato di mettere in pratica i miei buoni propositi. Un giorno di giugno, insieme al mio compagno di avventura, partii dal continente per raggiungere la splendida isola equipaggiata del minimo indispensabile, con la mia futura “casa” di nylon sulle spalle. Arrivammo al porto di Cagliari, confusi tra migliaia di turisti entusiasti e proseguimmo il nostro viaggio in direzione di una meta che ci colpisse. Non cercavamo qualcosa in particolare; ci lasciammo guidare dal nostro puro e naturale intuito. La prima forte emozione la provai alla vista delle saline, fiancheggianti l’autostrada, abitate da numerose colonie di fenicotteri rosa, fu una vera sorpresa vederli, osservarli, soprattutto dopo che presi il mio binocolo! Il paesaggio brullo e arido che subito mi saltò agli occhi percorrendo quella immensa strada appena asfaltata mi fece pensare a paesi lontani, semidesertici, privi di forme di vita ma non appena vidi quella così colorata e rumorosa colonia di uccelli acquatici mi ricredetti immediatamente. Dopo diversi chilometri, ormai affamati, ci fermammo in un piccolo paesino con l’intenzione di fare una piccola sosta. Ma Villasimius ci incantò; era completamente deserta a quell’ora. Non sapevamo ancora della leggenda di Mama ‘O Sole che avrebbe bruciato chiunque e soprattutto i bambini che fossero usciti a quell’ora. È stata una scoperta fatta qualche sera dopo, in una piccola mostra dedicata alle leggende più antiche della popolazione sarda. Mi sembra di sentire ancora adesso quell’intensa sensazione di calore che allo stesso tempo mi riempiva di energia, di vedere quel mare blu, di un colore indescrivibile, quasi divino, durante le nostre passeggiate in quella piccola località della Sardegna. Giornate indimenticabili trascorse in terra per me sempre meno straniera con il sogno di lasciare come traccia della mia presenza solo l’impronta dei miei passi sulla sabbia argentea.
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