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Corso di Sociologia del Turismo dell'Università "La Sapienza" di Roma - Sociologia del Turismo, viaggi, turismo, sociologia, turismatic"

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Racconti di viaggio

Gocce del tempo forano la lava

di Vera Iafrate

 

Hernest Hemingway soleva andare in giro con il Moleskine, il leggendario taccuino nero, dove appuntava di tutto, in particolar modo sensazioni ed emozioni. Non ho mai appuntato nulla, come per paura che la parola potesse far perdere forza a ciò che provavo, a ciò che sentivo forte e vivo in me, alle immagini degli spettacoli mozzafiato difficilmente riducibili a racconto. La forza degli scorci, la vitalità della natura... Così mi sono sempre servita del supporto fotografico, per immortalare ciò che immortale non è, l’infrangersi di un’onda, un tramonto, la scia di una barca o un gruppo di gabbiani che planano fino a scendere a poppa per prendere al volo pezzi di pane… ed oggi rivedendo quegli scatti rivivo ogni momento dei miei viaggi…. Partimmo di venerdì diciassette. Per scaramanzia mi feci regalare un peluche a forma di coccinella, naturalmente rosso e lo strinsi per tutto il viaggio in aereo. Ho sempre preferito solcare gli oceani piuttosto che affrontare venti minuti di volo… L’intenso spettacolo del bianco accecante delle nuvole però mi rasserenava. Sembrava che sotto di noi ci fosse un tappeto di soffice e calda neve, che subito mi fece ripensare alla strana sensazione che ebbi la prima volta che mia madre mi portò a fare la settimana bianca: appena scesa dall’autobus sprofondai con mani e piedi in un accumulo di neve e per prima cosa avvertii il gelo…strano… vedendola in tv o sulle foto non avrei mai immaginato fosse così…dura! Rinunciai subito a giocare a pallate di neve. Quello che mi fecero venire in mente quelle nubi,inoltre, fu davvero molto, ma molto dolce… Una panna cotta contornata da ribes rossi e cioccolato..ah..San Candido..l’Alto Adige…i mercatini… le Alpi…il maestro di sci!!!!!!! Quel bianco mi riportò anche alle casette bianche di Ostuni e ai carinissimi Trulli, ma quello è un altro appunto. In men che non si dica atterrammo a Catania. Come scesi volli baciar la terra emulando qualcun altro, ma mio cugino mi afferrò al volo. Il caldo ci avviluppò immediatamente. L’aeroporto di Catania non è un gran ché ma mi ci trovai subito a mio agio. Certo era privo dell’eleganza del Leonardo Da Vinci (Fiumicino) o della vastità di Linate, ma quel suo essere così piccolo mi diede una sensazione di sicurezza e di..casa. Come se la Sicilia, mi desse il suo benvenuto offrendomi subito la sua disponibilità ed una calda accoglienza. I negozi del piano rialzato avevano tutti gli oggetti tipici siciliani ed io, che era la prima volta che vi mettevo piede, ancora non sapevo quanto la magia di quell’isola dalle conquiste more mi avrebbe affascinata, quanto avrei ammirato estatica la sua terra, la sua montagna, il suo mare. Non sapevo ancora quanto l’immagine di un anziano scarno, dal volto segnato dal mare e dal sole con la sua rete tra le mani secche e tagliuzzate e gli occhi di un blu intenso, seduto all’interno di un locale pieno di attrezzi per la pesca, con il mare per sfondo, mi sarebbe rimasta dentro. E ancora quella di un cane bianco dal muso nero, ritto ad osservare l’orizzonte su una barchetta blu e marrone, come per scrutare il cielo ed indovinare quando sarebbe stato il momento migliore per uscire a pesca, troneggiava una spiaggia di sabbia spessa e nera, vulcanica, ben diversa dal lungo bianco arenile di Pollina o di Fontane Bianche. Facemmo un tour completo. Taormina, Giardini Naxos, grotte dell’Alcantara dove “Gocce del tempo forano la lava”…, Etna, Isole Eolie, Palermo, Acireale, Messina…. Immancabile arrivò, anche se non in quella tornata, la splendida quanto sporca e dispersa Lampedusa, con i suoi “Missili di Saddam”. Ma i missili non mi sono mai interessati se non quelli “sparati dal vulcano”: i lapilli… Presumo che la passione per i vulcani sia esplosa osservando i capricci di …Vulcano. Dalla poppa dell’imbarcazione che ci trasportava, feci diverse foto riuscendo a sfruttare i flash degli altri escursionisti. Vedere dal vivo quel pennacchio di fuoco fuoriuscire dalla bocca centrale, tra una ciambella di fumo bianco, mi fece smuovere qualcosa all’interno come un senso primitivo, che dalla notte dei tempi riemerge all’improvviso ricordandoti le origini…come se quel boato sordo avesse risvegliato la mia parte preistorica, primordiale. Già pregustavo la salita sull’Etna che si rivelò invece un vero fallimento: freddo, foschia ( eravamo quasi riusciti a toglierci di torno mio cugino, quando la guida lo riportò indietro…neanche il cratere lo volle), ben sigillati dentro giacche a vento affittate qualche centinaio di metri più giù ( era tutto un accordo…la guida non ci aveva avvertiti dello sbalzo termico e noi, non riflettendo, eravamo partiti solo con le felpe…due interi pullman di escursionisti fantozziani). Eravamo talmente tanto distrutti dalla scarpinata che l’unica nota positiva fu quella di stare seduta su una roccia caldissima. La montagna, la grande montagna che ad ogni eruzione catapulta su di lei tutta l’attenzione, la montagna che cresce sempre di più, la montagna che è nel DNA di ogni siciliano, e anche nel mio…per acquisizione indiretta, mi faceva ora un dispetto…non mi si mostrava nella sua veste migliore. Infreddoliti arrivammo al rifugio Sapienza dove ci fecero assaggiare “Il Fuoco dell’Etna” un liquore ad alto contenuto alcolico che ebbe davvero strani effetti!!!! La foce del fiume Alcantara da “Al quantar” (ponte, in arabo), sita nella zona delle Rocce Nere dei Giardini Naxos ( denominata così dalle colonie greche), presentava un fiume “calmo e placido”. Quello scorrere tranquillo d’acqua gelida tra le gole di colate laviche creava uno spettacolo mozzafiato. Costruzioni scultoree della natura, fantastici strati di colate enormi create dal magma fuso che raffreddandosi determina i colonnati basaltici modificati da eventi geotermici e geologici. La forza dirompente e corrosiva dell’acqua che modifica lo senario al suo passaggio per ben 50 km, levigando le rocce che vi affiorano in gruppi, come i sassi lisci e rotondi che si vedono ( e si sentono!!!) chiaramente nel mare, nell’acqua trasparente che ti invita ad entrare con un richiamo che non puoi non ignorare. Va purtroppo ignorato il laghetto di acqua sulfurea a Vulcano. E se proprio non ci si riesce è d’obbligo il non poggiare i piedi sul fondo…si deve cercare di galleggiare abbandonandosi al rilassante tepore dell’acqua facendo finta di non accorgersi di tutto ciò che turisti incivili e da prigione ( parlare di scandalo ambientale e mentale è poca cosa) gettano tranquilli….tanto non si vede…sacchetti di plastica, carte di caramelle, indumenti, pacchetti di sigarette ( vuoti naturalmente), lattine di bibite e molto altro che giacciono lì sotto abbandonati e l’ argilla che viene prodotta dal basso passa in secondo piano. Il sole al tramonto conferisce a tutto un aspetto romantico. Sulla collina della Valle dei Templi, gli ulivi che si diramano dietro alle rocce di secoli passati, conferiscono un’aria di Magna Grecia. Alcuni resti di colonne a testimonianza dell’edificazione di un tempio, svettano verso il cielo, arbusti dai fiori rossi sembrano voler far da barriera, come per proteggere ciò che rimane di una grande civiltà. Intravedere le rovine tra il verde di cactus ed ulivi è emozionante e si cerca di racchiudere quel momento in uno scatto. L’eternità che ti avvolge e che ti fa…perdere. La sera nella visita notturna, assorta nella contemplazione ma soprattutto persa nell’immaginazione curiosa mi sono… persa! La galanteria di un guardiano locale mi riportò al gruppo! Terra rigogliosa e fertile, vittima di conquiste dei molti popoli, la Sicilia ha un fascino tutto suo dettato dalla straordinaria capacità di assorbire il meglio di ogni cultura, legarlo a sé, farlo proprio. Tra mitologia e realtà, tra aridità e rigogliosità, quella terra situata tra la parte orientale ed occidentale del mediterraneo viene tutt’oggi raffigurata da una testa con tre gambe disposte a raggiera. Ed è lì, che occupa il centro della parete del salone di casa mia; più in là un sole con una luna, simbolo dell’amore. Non sono rimasti i dolcetti di pasta di mandorle…terminati prima di giungere a casa!!!!! E neanche quelli per gli amici…terminati qualche giorno dopo!!!! Dall’aereo ho salutato la “mia” Sicilia, Cefalù e il suo porticciolo, il mare azzurro, le essenze dei gelsomini, il rosso acceso dei peperoncini appesi ad essiccare, i variegati colori dei fichi d’india.

 

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