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Corso di Sociologia del Turismo dell'Università "La Sapienza" di Roma - Sociologia del Turismo, viaggi, turismo, sociologia, turismatic"

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Racconti di viaggio

Vacanza a Parigi

di Giovanna Pietropaolo

 

Dopo aver passato diversi giorni a sfogliare riviste turistiche, io e i miei amici eravamo finalmente riusciti a trovare un accordo. Decidemmo di andare a vedere Parigi. Le motivazioni che ci avevano spinto a scegliere la famosa capitale francese erano legate al grande desiderio di poter vedere monumenti e posti di cui avevamo tanto sentito parlare e che trovavamo molto affascinanti. Ci mettemmo d’accordo con un’agenzia, che riuscì anche a trovare un albergo abbastanza economico. Era tutto pronto per partire… c’era solo un piccolo particolare, era il mio primo viaggio in aereo ed ero tanto entusiasta quanto terrorizzata. Per fortuna, però, mi bastò la “visione” di un affascinante stewart, per farmi dimenticare le mie paure, anche se le turbolenze, ogni tanto, si facevano sentire. Appena arrivati avemmo una brutta sorpresa, perché scoprimmo che l’albergo in cui avevamo prenotato era situato in uno dei quartieri più brutti e desolati di Parigi. Dall’esterno non sembrava male,ma appena entrati cambiammo immediatamente idea: la hall era invasa da gente,seduta in ogni angolo, che beveva e fumava…niente in quel posto sembrava essere pulito, neanche una delle imprese di pulizia più specializzate sarebbe riuscita a renderlo accettabile…detto tra noi, l’albergo non era neanche degno di chiamarsi tale,era una vera e propria “bettola”. Ma per quella sera ci accontentammo e cercammo di adattarci. Pensammo piuttosto che sarebbe stato meglio uscire e ovviamente, la prima tappa, non poteva che essere il simbolo della capitale francese, la Tour Eiffel. Fu uno spettacolo vederla ma fu una delusione sapere che non saremmo potuti salire perché eravamo arrivati cinque minuti dopo l’orario di chiusura. Inutili furono i nostri tentativi di persuasione nei confronti della “simpatica” signorina che lavorava lì! La nostra rabbia, però, fu presto sopraffatta da quell’atmosfera magica che ci fece dimenticare perfino la delusione della “bettola” . I giorni che seguirono furono molto intensi, perché i posti da vedere erano davvero tanti e il tempo era sempre poco. Ricordo con piacere la mattina trascorsa alla Reggia di Versailles, fu divertente passeggiare nei suoi giardini e ammirare lo spettacolo creato dal verde dei prati e dalla successione dei cespugli sagomati, che rendevano il tutto più armonioso. Lì, sotto un sole splendente era bello immaginare come poteva essere la vita di corte. Anche vedere le stanze interne della Reggia aveva il suo fascino, tuttavia non erano così sfarzose come ci aspettavamo prima di entrare. Rimanemmo particolarmente colpiti solo dalla “stanza da ballo” al cui soffitto spiccavano lucenti lampadari di cristallo, mentre ci facemmo grandi risate quando ci trovammo di fronte alla stanza di Re Luigi XIV a causa delle dimensioni ridottissime del suo letto. Eravamo completamente immersi in un’altra epoca….era fantastico!!! Naturalmente non potevamo non visitare il “Grande Louvre”, che può essere considerato oggi la più grande istituzione museale del mondo. Davanti all’entrata principale ci trovammo di fronte una grande piramide in vetro che sovrastava e rischiarava le sale sotterranee del museo. Anche in questo caso, però, le nostre aspettative non vennero soddisfatte: all’interno c’era una grandissima confusone e tanta gente accalcata, tanto che era impossibile guardare quelle opere con tranquillità. Fu davvero una mattina stressante, così andammo via e ci dedicammo ad una lunga e rilassante passeggiata sulla riva della Senna, soffermandoci di tanto in tanto, con stupore e ammirazione, ad osservare i lavori degli artisti che si trovavano lì. La sera invece decidemmo di andare a vedere il Quartiere Latino, quello che doveva essere il quartiere dei giovani, infatti lì trovammo molti pub e locali caratteristici situati in viuzze e strade strettissime in contrapposizione con quegli enormi e lunghi viali che dominano Parigi. Questi locali erano inondati di gente, per lo più turisti come noi, con i quali si riusciva a scambiare qualche chiacchiera… proprio all’opposto dei francesi che erano invece molto diffidenti. Li incontravamo di giorno, per le strade o alle fermate della metropolitana, con la loro baguette sotto braccio, sempre di fretta, sempre molto distaccati. Anche chiedere loro un’informazione risultava molto difficile. Comunque, a parte la diffidenza dei francesi e le brodaglie che ci facevano mangiare, la ricordo come un’esperienza molto bella che mi ha trasmesso tante emozioni. In particolare, il momento che ricordo con maggior piacere, è stata la sera prima di partire, quando salii sulla torre Eiffel e sapevo che quella era l’ultima volta che mi sarei trovata in quel posto magnifico con i miei più cari amici a condividere uno spettacolo meraviglioso: Parigi tutta illuminata! Il giorno seguente ripartimmo per l’Italia con il pieno di souvenir e tanti ricordi meravigliosi.

 

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