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Corso di Sociologia del Turismo dell'Università "La Sapienza" di Roma - Sociologia del Turismo, viaggi, turismo, sociologia, turismatic"

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Racconti di viaggio

“Corfù”

di Fabrizio Bosi

 

A Settembre del 1997 avevo come di solito una settimana di ferie estive da consumare e nessuno col quale partire né idea di dove andare. Riluttante mi decisi a scegliere una settimana tutto compreso in un villaggio-vacanze di una struttura italiana tra le più note. Al limite, mi dissi, farò una settimana di spiaggia, di attività sportive che svolgevo normalmente, potendomi ritirare in stanza a preparare l’esame di Sociologia della comunicazione quando non ne potevo più di stare in mezzo alla gente. E, se proprio stavo alla canna del gas, avrei partecipato alle attività escursionistiche organizzate dalla struttura. Non è così strano quando non sai dove andare ma sai comunque che non vuoi restare qui. Arrivato e sistemato, per la particolare organizzazione della struttura si è costretti a ritrovarsi in condizioni di prossimità almeno nelle occasioni dei pasti. In quelle occasioni ho finito per fare riferimento già al secondo giorno ad un tavolo di commensali soliti e si è finito per parlare normalmente dell’andamento della vacanza. Uno dei commensali ha avanzato l’idea di prendere una macchina a nolo e girare per due giorni l’isola che di per sé è piccola. Da quattro candidati ci siamo ritrovati in due ma fortunatamente la spesa raddoppiata non ha scoraggiato né me né il mio compagno. Il primo giorno siamo andati a visitare le scogliere di Paleokastritsa, una delle attrazioni del posto, dove all’imbarcadero abbiamo contrattato un minitour e ci siamo fatti accompagnare in una baia tra le rocce e dove nel tempo sono arrivate altre 5/6 persone a pendolàre tra la spiaggia e l’acqua, per farci tornare a riprendere 7 ore dopo. Il secondo giorno abbiamo girovagato lungo la costa dall’altra parte dell’isola, fino a che, del tutto casualmente ci siamo fermati e abbiamo proseguito a piedi per arrivare ad una striscia di sabbia sulla quale, a 20 metri dal bagnasciuga, c’era una piccola cappella chiusa ma attraverso i quali vetri si vedevano fiori freschi poggiati all’interno in ordine. E seppure che fa molto “cartolina”, in ambedue le circostanze sono comparsi ad un certo punto pescatori che rammendavano le reti o organizzavano l’uscita in mare. Restituita la macchina, i restanti due giorni siamo rimasti in contatto, io e il mio compagno di villeggiatura, facendo vita di villaggio, e dopo una visita alla città di Corfù, un torneo di pallavolo, e una cena di commiato, era tempo di tornare. L’anno dopo ho riprenotato sempre nel mediterraneo e sempre con quell’organizzazione. Verso la metà della settimana avevo stretto una qualche prossimità con una coppia di fidanzati con amico al seguito e un’altra coppia con figli. Ma non vedevo l’ora di andarmene e a tuttora non ho più voluto ripetere l’esperienza. Non di rado mi capita di ripensarci a quella settimana. In sé quella villeggiatura sull’isola di Corfù era stata piuttosto amèna, e soprattutto lo erano stati quei due giorni di “fuga” dal villaggio, ma proprio in queste occasioni mi accade spesso una cosa: la noia spinge a socializzare e a fraternizzare e fatalmente si trova spesso qualcuno che vuole anche lui (più difficilmente lei), parlare. E siccome per incontrare qualcuno bisogna uscire di casa e non c’è un unico modo di stare al mondo, credo proprio che il fatto che non si abbia nessun ruolo da mantenere con questo temporaneo interlocutore, unito alla voglia di fermarsi, uscire dal quotidiano e guardare la vita da fuori, sia uno dei sensi possibili della vacanza singola in un villaggio-vacanze. Tutto molto banale, ma in qualche modo sembra più autentico.

 

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