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Corso di Sociologia del Turismo dell'Università "La Sapienza" di Roma - Sociologia del Turismo, viaggi, turismo, sociologia, turismatic"

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Racconti di viaggio

Ferragosto in campeggio

di Chiara Fidanza

 

Era ormai estate inoltrata . Il caldo torrido ,la fine degli esami ,un lavoro par-time, la perdita di un amico caro. Motivi validi per avere tanta voglia di scappare,ma la prospettiva di una vacanza era inesistente! Il Ferragosto era vicino ed avrebbe abbracciato un lungo ponte, quale migliore occasione per tentare una fuga? La mia fantasia iniziò a viaggiare immaginando sole,mare e un posto in cui non ci fossero facce viste e riviste. Iniziai a muovere le mie pedine per organizzare “la fuga” e dopo aver assicurato la complicità di un paio di amiche , passai ad aspetti più concreti :la meta da raggiungere! Viste le esigenze, qualsiasi località di mare sarebbe andata bene,ma il vero problema era che a ferragosto c’è il pienone dappertutto e trovare un posto letto via internet o telefonica era davvero surreale. Mi sentivo veramente scarica e avrei fatto di tutto per crearmi un “paradiso momentaneo”, infatti non mi fermarono i timori delle mie amiche anzi le convinsi a salire a bordo della mia macchina con una tenda nel bagagliaio e le coinvolsi con spirito di avventura e adattamento. Purtroppo non tutta la combriccola capì e condivise il mio stato d’animo ,quindi rimanemmo solo io e la mia cara amica Lu’ che non mi avrebbe abbandonato mai. Salite in macchina e allacciate le cinture scoppiammo in un gran risata poiché dopo tutto quell’organizzare avevamo lasciato in secondo piano quella che prima era stata ritenuta la cosa più importante:la meta. Vista l’ora ,era tardo pomeriggio,decidemmo di dirigergi verso la costa tirrenica,che per noi abruzzesi è meno frequentata, ma comunque non troppo lontana. Il viaggio fu di due ore all’insegna dell’allegria e della serenità. Quando arrivammo nella zona stabilita dovemmo scegliere di nuovo, questa volta definitivamente, dove fermarci e, dopo una breve consultazione ,optammo per Terracina che rispetto alle località limitrofe è meno famosa e magari avrebbe offerto una possibilità in più di trovare un posto per dormire,(anche se non era in quel momento la cosa più importante). Entrammo nella città super affollata, ovviamente ,ma la stranezza per noi fu di vedere che alle dieci di sera la gente girava per le stradine in costume da bagno come se fossero state le dieci di mattina! Appena raggiungemmo il lungo mare fu subito chiaro che era usanza di passare la vigilia di ferragosto sulla spiaggia intorno a grandi fuochi con ceste piene di panini e bibite ,uno zaino con teli da bagno in spalla e chitarra e bonghi per cantare a squarcia gola con amici e parenti. Bhè a noi la cosa rincuorò molto, visto che il problema del dormire era risolto:l’avremmo passata in spiaggia insieme ad un mucchio di sconosciuti allegri. Così fu! L’alba era ormai vicina quando ricevemmo notizia che un gruppo di amici bychers ci stava raggiungendo e infatti nelle prime ore di sole erano già insieme a noi. A quel punto era del tutto scomparso quel lieve senso di smarrimento che ci aveva assalito di fronte all’evidente impossibilità di trovare una camera in un’albergo , ma soprattutto di fronte alla consapevolezza di non saper montare quella tenda ,messa nel bagagliaio solo per una maggiore sicurezza. Tutti insieme facemmo un primo giro in cerca di una sistemazione in campeggio, ma il nostro entusiasmo era stato deluso dalle numerose risposte:-Tutto pieno!-detto anche con un pizzico di ironia quasi lasciando intendere che è da pazzi cercare un posto nel giorno di ferragosto. Per fortuna lo spirito di avventura che mi aveva spinto all’inizio tornò vivo e convinsi il gruppo a non perdere altro tempo e goderci il mare ,verso sera avremmo riaffrontato il problema. Mi liberai dei vestiti e una volta messi i piedi sulla sabbia cocente dimenticai che “il mondo gira intorno al sole”. Non passò molto tempo che vidi avvicinarsi sorridenti, due dei sette bychers perchè avevano trovato una sistemazione per tutti. Era il momento di una nuova metamorfosi:parcheggiai la macchina , misi il casco e mentre il caldo vento accarezzava il mio corpo sentivo accrescere la voglia di avventura. Forse agli occhi di chi legge potrebbero sembrare banalità,ma si combinarono una serie di nuove esperienze, come la tanta voglia di evadere , la conquista di portare la mia macchina ,la mancanza di organizzazione , le moto e infine Il Campeggio che scatenarono in me un senso di benessere mai provato prima. Da bambina ero stata in campeggio , in montagna e al mare, ma piccole e limitate realtà dove non avevo colto il forte senso di fratellanza che si stabilisce tra i campeggiatori ; quelli veri e che lo sono per “cultura”. La prima cosa che ho notato con piacere è che questo popolo ha un senso della natura più vivo rispetto ai comodoni che amano alloggiare in hotel e appartamenti, ma sicuramente le comodità di cui si circondano i campeggiatori non sono da meno poiché riproducono in qualche metro quadrato un ambiente domestico molto accogliente. Inoltre sviluppano uno spiccato senso del rispetto altrui, condividendo servizi e spazi ristretti al punto di rendere normale l’idea di usare bagni e lavandini insieme a sconosciuti,tramutandosi in un momento piacevole di interazione con tutto un popolo a me ignoto. È singolare la facilità con cui si entra in confidenza con la signora anziana che lamenta una “mancanza” di un bambino o un ragazzo; con le mamme che dopo pranzo lavano le stoviglie chiacchierando e ridendo tra loro,proprio come una volta accadeva nei piccoli paesi;con i papà che si ritrovano per giocare a carte e che non risparmiano battute sui nuovi arrivati; con le bambine, già un po’ civettuole che la sera dopo la doccia si “nascondono”nei bagni a parlare di ragazzi più o meno carini che le corteggiano e le invitano a scendere, quando è ormai buio, sulla spiaggia per avere un momento da vivere lontano dagli altri. Insomma, l’ambiente caldo di amicizia e di condivisione tra le persone , la natura, il dormire a pochi metri dal mare,senza muri e finestre che ne ostacolano la più diretta percezione, furono gli ingredienti che resero quei pochi giorni il “paradiso momentaneo” tanto ambito, sviluppando in me una maggiore simpatia per i viaggi non organizzati e per la vita in campeggio. Tornata a casa comprai una tenda tutta per me sperando di poter vivere di nuovo un’esperienza che senza rendersene conto ti immette in uno stretto contatto con persone di età diversa e che ti fa vivere un mondo meno artificiale di quello che quotidianamente viviamo seguendo i ritmi del lavoro, dello studio e della società contemporanea in genere!

 

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