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Il sentierismo oggi
Il sentierismo è, a prescindere da qualsiasi definizione tecnica che se ne voglia dare, una
forma di viaggio, ci pare opportuno perciò citare la definizione che Leed né da in una mirabile opera di storia. Avremo modo, così, di chiarire l'importanza che ogni nuova, specifica o eclettica, forma di mobilità territoriale riveste all'interno delle formazioni sociali, assumendo un ruolo fondamentale nella rappresentazione dei significati simbolici e nella costruzione della realtà storica.
Il viaggio in generale va considerato come una fonte primaria del "nuovo" nella storia, perché genera cose esotiche (fuori posto) e rarità, è il canale della comparsa di estranei in varie forme e sembianze, genera una specie di soggettività (oggettività) sempre nuova e crea nuovi rapporti e legami sociali tra popoli. È un
attività che ha la caratteristica particolare di generare situazioni di socialità e socializzazione oltre ad essere un mezzo di trasformazione delle identità sociali (Leed 1992, p.25).
Anche il sentierismo, inteso sia come esigenza sociale della collettività sia come attività considerata normativamente positiva per il confronto interculturale, assume questa importanza nel momento in cui diventa
fatto e pratica sociale. In questa pratica sono visibili tutti i tratti di un'attività che provoca mutamento, e nel mutamento si stabiliscono relazioni significative e canali di comunicazione in grado di produrre elevati livelli di socialità e socializzazione tra persone differenti e in posti differenti.
Il sentierista si caratterizza fondamentalmente per non diventare
mai straniero: non incide mai sulla struttura locale in maniera permanente non trasformandosi mai in "colui che viene e poi rimane ". Potrebbe essere assimilato alla figura del
viandante per il quale la fase del transito è la parte del viaggio che assume maggiore importanza. Per il sentierista l'arrivare non ha un senso specifico egli non ha bisogno di mete ma semplicemente di punti di passaggio. Questi punti -intesi spazialmente- o momenti -intesi temporalmente- caratterizzano la sensibilità stessa del sentierista il quale stabilisce rapporti con i luoghi e con le comunità in base ad una particolare forma di temporalità:
Tutti i processi di associazioni vengono influenzati nella maniera più decisa, nel carattere della loro forma e del loro contenuto, dalla rappresentazione della durata temporale a cui li si crede destinati (Simmel 1908 p.571).
Le comunità percepiscono questa particolarità e vivono la relazione con il sentierista in maniera del tutto particolare. Ci è dato pensare che il tipo di rapporti possibili tra sentieristi e comunità ospitanti non portino o perlomeno non incentivino reazioni di chiusura o, come solitamente vengono chiamate negli studi sull'impatto turistico, a movimenti antituristici. Si tratta ovviamente di esiti che vengono dati da un processo di maturazione di entrambe le parti in causa ad un livello essenzialmente comunicativo. Entrambi sono soggetti sociali -comunità ospitanti e viaggiatori- che nella storia hanno trovato collocazione in ogni epoca perché si basavano su presupposti di reciprocità. La mobilità reciproca dà la garanzia della riuscita dei processi di instaurazione di flussi significativi di comunicazione. La
mobilità spaziale diventa fatto sociale solo nel momento in cui può essere
sperimentata da tutti. Se rimanesse pratica unilateralmente consumata da chi può muoversi a spese di chi è costretto "a restare" , si trasformerebbe essenzialmente in pratica elitaria capace di creare forme nuove di discriminazione sociale .
Il sentierista oggi rappresenta un tipo di turista/viaggiatore del tutto particolare. Egli è consapevole del ruolo che può svolgere nei processi di cambiamento sociale e vive questa sua condizione di agente del mutamento come vincolante rispetto alle modalità attraverso cui si rapporta alle realtà visitate. La sua è una
pratica culturale che assume l'importanza propria dei fenomeni sociali totali così come li definisce
Marcel Mauss nell'introduzione del saggio sul dono:
In questi fenomeni sociali totali, come noi proponiamo di chiamarli, trovano espressione, a un tempo e di colpo, ogni specie di istituzioni: religiose, giuridiche e morali -queste ultime politiche e familiari nello stesso tempo-, nonché economiche […]; senza contare i fenomeni estetici […]. (Mauss, 1965, p.157)
È così che la consapevolezza del proprio ruolo trasforma i sentieristi in veri e propri
membri -temporanei e particolari ovviamente- delle comunità ospitanti. Essi non impongono modelli di gestione del territorio propri delle loro località di provenienza e anzi favoriscono processi di territorializzazione da attivarsi con il contributo attivo delle popolazioni locali.
Non esiste sentierismo senza comunità consapevoli del proprio ruolo comunicativo e allo stesso tempo non esistono sentieristi dove l'interazione tra host-guest non comporti processi di riappropriazione comunitaria del territorio e del patrimonio simbolico ad esso collegabile.
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